Compositore · Roma

Roberto
Rosi

Oltre quarant'anni di musica applicata alle immagini. E una ricerca che non si è mai interrotta: il suono come materia.

Ritratto di Roberto Rosi in bianco e nero, metà del volto in ombra

Biografia

Roberto Rosi suona dentro un pianoforte aperto

Roberto Rosi (Roma, 1959) è compositore e polistrumentista. La sua formazione, maturata tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, dove studia Composizione, Pianoforte, Clarinetto, Sassofono, Strumenti a Percussione e Fonologia Musicale, si colloca in una stagione di profondo rinnovamento della musica contemporanea italiana. Proprio nel corso di Fonologia Musicale matura la concezione del suono come materia plasmabile e apprende le tecniche analogiche di registrazione e manipolazione del suono su nastro magnetico.

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Ancora studente, nel 1979 firma il suo primo contratto con la RAI per la trasmissione Un certo discorso (RAI Radio3), dove, per ogni puntata, compone ed esegue in diretta interventi musicali in contrappunto ai monologhi dell'attore Francesco Vairano. Già in questi primi componimenti emerge il suo interesse per la sperimentazione e per il suono inteso come materia da esplorare attraverso pratiche esecutive non convenzionali: suona il sax soprano all'interno del pianoforte aperto, lasciandone risuonare le corde per simpatia, e ricava suoni indeterminati dalle parti strutturali del sax e del pianoforte.

La sua attività di compositore di musica applicata alle immagini inizia nel 1982, a 23 anni, quando la Lodolofilm gli affida la creazione di composizioni per la sonorizzazione di sigle televisive RAI e campagne pubblicitarie prodotte dalla società.

Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta partecipa attivamente alla stagione della sperimentazione musicale romana, affiancando la ricerca compositiva alla pratica strumentale. Frequenta i laboratori di Domenico Guaccero e della sua Nuova Didattica della Composizione ed entra a far parte, come clarinettista e percussionista, di Nuove Forme Sonore, ensemble fondato da Giancarlo Schiaffini e diretto dal compositore boliviano Edgar Alandia, con il quale svolge attività concertistica e discografica, partecipando alle incisioni pubblicate da Edipan nel 1986 e nel 1990. A metà degli anni Ottanta inizia la sua ricerca sul suono estrapolato dalla materia fatta forma, portando in concerto con Nova Percussio proprie composizioni per percussioni e nastro magnetico, nelle quali i suoni registrati estranei ai sistemi musicali codificati e temperati contaminano e arricchiscono le sonorità degli strumenti tradizionali.

Nel 1994, grazie alle possibilità offerte dai primi software di editing sonoro, Rosi sviluppa una ricerca sulla voce umana attraverso la frammentazione del suono registrato, esplorandone le qualità sonore ed espressive che permangono oltre l'intelligibilità e il significato della parola. Da questa ricerca nasce Tataush, CD pubblicato in Francia da Arcosudfilms.

Nel campo della musica applicata alle immagini nel corso della sua vita professionale compone per le maggiori agenzie pubblicitarie e per marchi come Esso, Telecom, TIM, Chiquita, Tuborg e Martini. Pubblica inoltre per le Edizioni Musicali Rai Trade una serie di CD contenenti un considerevole numero di sue composizioni che entrano stabilmente nel repertorio RAI, facendone negli anni uno degli autori maggiormente utilizzati nelle produzioni radiofoniche e televisive.

In oltre quarant'anni di attività compositiva, la sua sperimentazione si è progressivamente orientata verso le radici profonde della musica, isolandone gli elementi più essenziali e primordiali: la materia sonora, la vibrazione, il gesto e le sonorità che precedono o oltrepassano i sistemi musicali codificati e temperati. Un percorso che, nella maturità artistica, trova una propria definizione nel concetto di Musica Primordiale, termine da lui coniato, i cui principi sono formulati e approfonditi nel libro L'Eco della Forma. Manifesto della Musica Primordiale (2026).

Con la prima assoluta di L'Eco della Forma, presentata a SALA1, Centro Internazionale d'Arte Contemporanea di Roma, questa ricerca trova una sua compiuta espressione artistica, senza tuttavia configurarsi come un punto d'arrivo. La Musica Primordiale rimane per Rosi un territorio aperto e fertile di ricerca e di nuove possibilità compositive, destinato a svilupparsi ulteriormente e, al tempo stesso, a continuare ad alimentare le sue composizioni di musica applicata, in un processo di reciproca contaminazione dal quale entrambi i linguaggi traggono nuova materia e nuova linfa espressiva.

Musica Primordiale

evidenziare l'evidenza della materia fatta forma

dal “Manifesto della Musica Primordiale”, di prossima pubblicazione

La Musica Primordiale è una forma del comporre costruita esclusivamente con suoni estratti dalla materia fatta forma: sculture, architetture, pietre, metalli, legni, tutto ciò a cui la natura o l'uomo hanno dato forma senza pensare al suono. Nessuno strumento musicale, nessuna scala, nessun suono di sintesi: soltanto le frequenze che ogni forma custodisce da quando esiste, risvegliate da un gesto che resta visibile, perché il gesto è parte dell'opera.

Il concetto completoChiudi

Non è un'invenzione: è un riconoscimento. Questa musica è sempre esistita, è il primo gesto di ogni bambino che percuote un oggetto per sentirlo rispondere, ma non era mai stata separata dal resto, osservata nella sua autonomia, delimitata. Il termine, i confini e le regole sono stati isolati e fissati da Roberto Rosi nel libro «L'Eco della Forma. Manifesto della Musica Primordiale».

Ciò che distingue questa pratica da ogni poetica del Novecento non è l'uso di suoni non strumentali: è la sua destinazione. Qui il rapporto fra la musica e il mondo si rovescia:

«Questa musica non si serve delle forme: le serve.»

Il suo compito primario è evidenziare l'evidenza della materia fatta forma: esaltarla, illuminarne le parti che a uno dei nostri sensi resterebbero in ombra, celebrarla davanti a chi guarda e ascolta. Il Manifesto ne fa una regola di condotta: l'estrazione dei suoni e il loro ordinamento nel tempo devono essere «un atto di umiltà, condotto in funzione dell'esaltazione della scultura; esclusa ogni tentazione di esaltare le capacità del compositore o dell'esecutore».

C'è, in questo, una conseguenza che riguarda chiunque dia forma alla materia. Chi sceglie una massa, uno spessore, un vuoto, un punto d'appoggio compie, senza che occorra pensarci, anche scelte sonore. Scrive il Manifesto:

«Questa musica non dice semplicemente allo scultore che la sua opera produce un suono interessante: gli dice che le sue decisioni plastiche hanno anche conseguenze sonore. [...] Poi arriva il compositore, e le esplora.»

E ciò che quell'esplorazione restituisce non è un ornamento, ma conoscenza:

«Il suono permette al fruitore di soppesare la materia senza toccarla: di comprenderne la consistenza, la densità, il peso. Davanti a una scultura metallica costruita in maniera tamburata, cioè vuota all'interno, la sola visione non rivela se il corpo sia pieno o cavo; basta la sua voce, e la struttura si dichiara.»

Per questo, nella Musica Primordiale, l'ordine delle cose è fissato una volta per tutte: prima viene la conoscenza, poi, eventualmente, la composizione. La materia non viene interrogata perché serve un suono; viene interrogata per essere ascoltata. Le forme vengono messe in vibrazione con modi delicati e concordati, le mani, bacchette morbide, i crini di un archetto, e nulla viene aggiunto, nulla alterato.

La prima opera a portare ufficialmente questo nome è L'Eco della Forma, composta con i soli suoni delle sculture di Tito Amodei e presentata a Sala 1, alla Scala Santa di Roma, nel centenario della nascita dello scultore: per la durata dell'opera, le sculture di Amodei sono state percepite in una dimensione che la sola vista, in sessant'anni, non aveva mai restituito. E il Manifesto affida al futuro un'immagine precisa: una forma, una volta evidenziata la sua vocazione sonora, può diventare «uno strumento unico e irripetibile, per il quale si scrive».

«Ciò che chiamiamo musica nasce dalla consapevolezza di un dormiente suono custodito in ogni materia fatta forma e dalla primordiale esigenza di risvegliarlo per il solo gusto di ascoltarlo.»

L'Eco
della Forma

Prima assoluta 28 febbraio 2026 Sala 1, Centro Internazionale d'Arte Contemporanea, Roma

«Quando la materia diventa forma custodisce inevitabilmente un suo dormiente suono che attende d'essere risvegliato.»

L'evento su Exibart

Il video è ospitato da YouTube. Fino al clic la pagina non contatta Google; avviandolo, YouTube riceve dati di navigazione secondo la sua informativa (dettagli). Guardalo su YouTube.

Locandina della prima assoluta de L'Eco della Forma, 28 febbraio 2026
Roberto Rosi con cuffie e microfono su asta registra il suono di una scultura in acciaio all'aperto

Nessuno strumento, nessuna scala temperata: le frequenze sono quelle che il metallo, il bronzo e la pietra custodiscono, risvegliate con l'archetto, le spazzole, le mani, e riprese dal microfono a distanza ravvicinata. L'immagine entra nella composizione come elemento a pieno titolo: si vede il gesto che produce il suono.

L'Eco della Forma: opera di Musica Primordiale, il territorio di ricerca a cui Roberto Rosi dà il nome e i principi nel libro L'Eco della Forma. Manifesto della Musica Primordiale.

Édité en France

La stagione
parigina

1994 – 2000 · Arcosud-Films · FNAC

Copertina del CD Tataush di Roberto Rosi
Arcosudfilms, Francia

Tataush 1994 CD

Nel 1994, grazie alle possibilità offerte dai primi software di editing sonoro, Rosi sviluppa una ricerca sulla voce umana attraverso la frammentazione del suono registrato, esplorandone le qualità sonore ed espressive che permangono oltre l'intelligibilità e il significato della parola. Da questa ricerca nasce Tataush, CD pubblicato in Francia da Arcosudfilms.

Il testo riportato nella copertina del CD

Nella mia vita ho scritto e diretto un numero esagerato di film. Non sono mai stati girati, ma il mio cervello ha comunque creduto di vedere i loro fotogrammi persistere sulla retina dei miei occhi. Le uniche prove tangibili rimaste sono le soundtracks contenute in questo CD.

A differenza della musica dei film che vediamo su grande schermo, queste composizioni non riportano alla memoria le stesse immagini per tutti. Qui ognuno avrà la sorpresa d'imbattersi in scene autarchicamente prodotte dalla propria capacità d'immaginare. Più vere di quelle reali che, nel momento in cui le percepiamo, già non esistono più.

Se volete, mentre ascoltate questo CD, chiudete gli occhi e guardate. Un consiglio: non cercate di raccontare quello che la vostra immaginazione sarà riuscita a regalarvi. Tutto sarebbe banalizzato: il mio lavoro, la vostra sensibilità.

Roberto Rosi '94

Composizione, direzione e produzione: Roberto Rosi

Voce in Uja
Demetrio Stratos, per gentile concessione Cramps Records
Copertina del CD Credo, Enfants d'Abraham
Arcosud-Films / FNAC, Francia

Credo 2000 CD

Composizione, direzione e produzione: Roberto Rosi

Musica per la pubblicità

Una selezione di jingle e sigle TV con musiche di Roberto Rosi.
  • Rai
  • Esso
  • Agip
  • Ford
  • Nissan
  • Martini
  • Tuborg
  • Keglevich
  • Golia
  • Condorelli
  • Chiquita
  • Clearblue
  • Latte Arborea
  • Nice
  • Cherubini e Dannati
  • Telecom Italia
  • TIM
1994 Pagina pubblicitaria «Ascoltatemi» di Roberto Rosi, Musica & Comunicazione
Apparsa nel 1994 su Agendo

Dall'archivio · Agendo, 1994

La pagina esortava i creativi delle agenzie a interpellare il compositore ancora prima di aver trovato l'idea definitiva: quando si parla di idee, la musica può dire parole che contano.

Dal 1982, quando la Lodolofilm gli affida le musiche per sigle televisive RAI e campagne pubblicitarie, Roberto Rosi compone per le maggiori agenzie italiane e internazionali. La ricerca sulla materia sonora non resta fuori dallo studio di registrazione: contamina il mestiere e gli dà un'impronta riconoscibile anche in trenta secondi.

Agenzie con cui ha collaborato

  • McCann-Erickson
  • SCS
  • Ayer
  • Cineteam
  • Lodolofilm

Rai – Rai Trade –
Edizioni Musicali

Musica applicata alle immagini

Copertina del CD Soft Guitar, Rai Trade
Soft GuitarCD · 2001
Copertina del CD Frammenti d'orchestra, Rai Trade RTCD 178
Frammenti d'orchestraCD · 2002
Copertina del CD Frammenti, Rai Trade RTCD 146
FrammentiCD · 2003
Copertina del CD Frammenti II, Rai Trade RTCD 165
Frammenti IICD · 2003

Su vinile

Copertina dell'LP Curl di Roberto Rosi
CurlLP · 1987
Copertina dell'LP Gleeman
GleemanLP · 1988
Copertina dell'LP Yo-yoando
Yo-yoandoLP · 1989

Composizione, direzione e produzione: Roberto Rosi

Dal 1979

Già dagli esordi:
la ricerca e la musica applicata alle immagini

Fin dagli anni del Conservatorio la carriera di Roberto Rosi prende due strade parallele, e le porta avanti insieme ancora oggi: da una parte la ricerca sul suono, dall'altra la musica applicata alle immagini.

La ricerca

1979 Radio Rai Un certo discorso

Primo contratto con la Rai, per Radio3: in ogni puntata compone ed esegue dal vivo interventi musicali sperimentali in contrappunto ai monologhi dell'attore Francesco Vairano. Suona il sax soprano dentro il pianoforte aperto, lasciandone risuonare le corde per simpatia.

Roberto Rosi al sax soprano nel 1979
1979 · Roberto Rosi al sax soprano negli studi Rai
Ritaglio del Radiocorriere TV del 1979 sulla trasmissione Un certo discorso
Radiocorriere TV, 1979: la trasmissione in studio, Roberto Rosi al clarinetto con il gruppo

1986 · 1990 Nuove Forme Sonore

Clarinettista e percussionista dell'ensemble fondato da Giancarlo Schiaffini e diretto da Edgar Alandia, con il quale incide per Edipan.

Disco di Edgar Alandia con il Gruppo Strumentale Nuove Forme Sonore: tra gli esecutori Roberto Rosi al clarinetto
Il disco di Edgar Alandia con il Gruppo Strumentale Nuove Forme Sonore

Anni Ottanta · 1990 Nova Percussio

Dalla metà degli anni Ottanta porta in concerto con Nova Percussio composizioni per percussioni e nastro magnetico, in cui i suoni registrati estranei ai sistemi musicali codificati contaminano gli strumenti tradizionali.

Nova Percussio in concerto a Palazzo Rospigliosi, Zagarolo: percussioni e arpa sotto una volta affrescata
Nova Percussio in concerto, Palazzo Rospigliosi, Zagarolo
Locandina del concerto di Nova Percussio a Palazzo Rospigliosi, Zagarolo, 3 novembre 1990, con Il sogno di Nalì di Roberto Rosi
La locandina: Il sogno di Nalì, per quartetto di percussioni e nastro magnetico, 3 novembre 1990

La musica applicata alle immagini

1982 Lodolofilm

A 23 anni la Lodolofilm gli affida le musiche per sigle televisive Rai e campagne pubblicitarie.

Poi La pubblicità

Le maggiori agenzie italiane e internazionali, marchi come Esso, Telecom, TIM, Chiquita, Tuborg e Martini. Guarda lo showreel.

Poi Le edizioni Rai Trade

Una serie di CD le cui composizioni entrano stabilmente nel repertorio Rai. Le copertine.

La ricerca oggi L'Eco della Forma Musica Primordiale allo stato puro

Dall'archivio storico

Alla fine degli anni '70, durante gli studi classici in Conservatorio, una breve esperienza nel rock progressivo, a fianco di protagonisti di quella scena

Fra loro Giulio Capiozzo, batterista degli Area, il gruppo di riferimento di quegli anni, come si vede nel ritaglio di giornale del 1° giugno 1979.

Il Carro della Fortuna in concerto al Teatro Alberico di Roma nel 1979, Roberto Rosi al sax
Il Carro della Fortuna al Teatro Alberico, Roma, 1979
Il Messaggero, 22 giugno 1979: articolo sul Carro della Fortuna all'Alberico, con Roberto Rosi al sax
Il Messaggero, 22 giugno 1979
Ritaglio di giornale del 1 giugno 1979: Giulio Capiozzo, batterista degli Area, Roberto Rosi al sax e Oretta Orengo
1 giugno 1979: con Giulio Capiozzo, batterista degli Area, e Oretta Orengo