Roberto Rosi (Roma, 1959) è compositore e polistrumentista. La sua formazione, maturata tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, dove studia Composizione, Pianoforte, Clarinetto, Sassofono, Strumenti a Percussione e Fonologia Musicale, si colloca in una stagione di profondo rinnovamento della musica contemporanea italiana. Proprio nel corso di Fonologia Musicale matura la concezione del suono come materia plasmabile e apprende le tecniche analogiche di registrazione e manipolazione del suono su nastro magnetico.
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Ancora studente, nel 1979 firma il suo primo contratto con la RAI per la trasmissione Un certo discorso (RAI Radio3), dove, per ogni puntata, compone ed esegue in diretta interventi musicali in contrappunto ai monologhi dell'attore Francesco Vairano. Già in questi primi componimenti emerge il suo interesse per la sperimentazione e per il suono inteso come materia da esplorare attraverso pratiche esecutive non convenzionali: suona il sax soprano all'interno del pianoforte aperto, lasciandone risuonare le corde per simpatia, e ricava suoni indeterminati dalle parti strutturali del sax e del pianoforte.
La sua attività di compositore di musica applicata alle immagini inizia nel 1982, a 23 anni, quando la Lodolofilm gli affida la creazione di composizioni per la sonorizzazione di sigle televisive RAI e campagne pubblicitarie prodotte dalla società.
Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta partecipa attivamente alla stagione della sperimentazione musicale romana, affiancando la ricerca compositiva alla pratica strumentale. Frequenta i laboratori di Domenico Guaccero e della sua Nuova Didattica della Composizione ed entra a far parte, come clarinettista e percussionista, di Nuove Forme Sonore, ensemble fondato da Giancarlo Schiaffini e diretto dal compositore boliviano Edgar Alandia, con il quale svolge attività concertistica e discografica, partecipando alle incisioni pubblicate da Edipan nel 1986 e nel 1990. A metà degli anni Ottanta inizia la sua ricerca sul suono estrapolato dalla materia fatta forma, portando in concerto con Nova Percussio proprie composizioni per percussioni e nastro magnetico, nelle quali i suoni registrati estranei ai sistemi musicali codificati e temperati contaminano e arricchiscono le sonorità degli strumenti tradizionali.
Nel 1994, grazie alle possibilità offerte dai primi software di editing sonoro, Rosi sviluppa una ricerca sulla voce umana attraverso la frammentazione del suono registrato, esplorandone le qualità sonore ed espressive che permangono oltre l'intelligibilità e il significato della parola. Da questa ricerca nasce Tataush, CD pubblicato in Francia da Arcosudfilms.
Nel campo della musica applicata alle immagini nel corso della sua vita professionale compone per le maggiori agenzie pubblicitarie e per marchi come Esso, Telecom, TIM, Chiquita, Tuborg e Martini. Pubblica inoltre per le Edizioni Musicali Rai Trade una serie di CD contenenti un considerevole numero di sue composizioni che entrano stabilmente nel repertorio RAI, facendone negli anni uno degli autori maggiormente utilizzati nelle produzioni radiofoniche e televisive.
In oltre quarant'anni di attività compositiva, la sua sperimentazione si è progressivamente orientata verso le radici profonde della musica, isolandone gli elementi più essenziali e primordiali: la materia sonora, la vibrazione, il gesto e le sonorità che precedono o oltrepassano i sistemi musicali codificati e temperati. Un percorso che, nella maturità artistica, trova una propria definizione nel concetto di Musica Primordiale, termine da lui coniato, i cui principi sono formulati e approfonditi nel libro L'Eco della Forma. Manifesto della Musica Primordiale (2026).
Con la prima assoluta di L'Eco della Forma, presentata a SALA1, Centro Internazionale d'Arte Contemporanea di Roma, questa ricerca trova una sua compiuta espressione artistica, senza tuttavia configurarsi come un punto d'arrivo. La Musica Primordiale rimane per Rosi un territorio aperto e fertile di ricerca e di nuove possibilità compositive, destinato a svilupparsi ulteriormente e, al tempo stesso, a continuare ad alimentare le sue composizioni di musica applicata, in un processo di reciproca contaminazione dal quale entrambi i linguaggi traggono nuova materia e nuova linfa espressiva.